“Ma Noi Siamo Fuoco”: Annalisa incendia il Palasele

C’è un vulcano che respira al centro del Palasele, lo stesso che sembra pulsare nel petto di Annalisa quando entra sospesa nello spazio, sulle note di Dipende. È l’inizio di “Ma Noi Siamo Fuoco – Capitolo I”, il tour che nei palasport sta facendo registrare ovunque il tutto esaurito e che a Eboli ha riunito oltre cinquemila fan, pronti a farsi travolgere dalla nuova, ambiziosa creatura scenica della regina del mainstream italiano. Un lavoro che guarda dritto negli occhi il pop internazionale, con una consapevolezza artistica oggi evidente, quasi feroce.

Lo show, disegnato in ogni dettaglio da Jacopo Ricci si sviluppa come un viaggio in tre sogni: il Fuoco, il Fiume, la Tigre. Una narrazione che non è solo estetica ma emotiva, quasi come un romanzo interiore: il tempo che brucia e si doma, il flusso che trascina e si governa, la forza indomabile che si risveglia. A sostenerla, un vulcano-simbolo che cambia pelle a ogni atto, laser che fendono l’aria, architetture luminose e una danza scenica meticolosa firmata da Simone Baroni, con quattordici ballerini che sembrano parte di un unico organismo.

Il Fuoco: il tempo che divora, ma che l’artista impara a dominare

Il primo sogno, quello del Fuoco, annuncia subito il cambio di passo. Ragazza sola, Chiodi, Bye Bye, Bollicine preparano il pubblico al climax ascendente della seconda parte del concerto. Annalisa domina, forte di una presenza scenica di cui ormai non stupisce più. Voce stabile, controllo totale, estetica precisa. Dopo il primo cambio d’abito, il viaggio continua con Nuda, Eva+Eva, Movimento Lento, Avvelenata e una Delusa che chiude il segmento immersa tra laser e bagliori.

Il Fiume: il trascinamento, il flusso che scorre e si governa

Il Fiume porta con sé un respiro diverso. Tsunami, Stelle e Euforia costruiscono un’onda crescente che prepara a uno dei picchi emotivi del live, Sweet Dreams, la cover degli Eurythmics già proposta a Sanremo. Arrangiamento muscolare, voce incalzante. Il Palasele resta in apnea, poi esplode in un applauso lunghissimo. Il flusso si ritira in due momenti più intimi, Il mondo prima di te e Indaco violento, che chiudono il secondo sogno con un’intensità sospesa.

 La Tigre: la forza indomabile e l’istinto che si risveglia

La Tigre, terzo atto del live, è il regno della metamorfosi. E qui Annalisa gioca tutte le sue carte. Il medley al pianoforte con Diamante lei luce lui, Una finestra tra le stelle, Alice e il blu, Bonsai, è un percorso intimo in una carriera che oggi ha trovato un nuovo centro. Poi la scena si infiamma: Secretly degli Skunk Anansie, Il diluvio universale, e la sequenza delle hit che manda in estasi il palasport: Sinceramente, Mon Amour, Esibizionista, Maschio, Emanuela. C’è spazio per la dolcezza di Piazza San Marco, per la parentesi danzereccia di Tropicana e Disco Paradise, per l’intimità sospesa su un letto volante in Una tigre sul letto. Fino al finale: Bellissima avvolta nei coriandoli e Io sono, manifesto identitario che chiude il cerchio. Annalisa, oggi più che mai, è fuoco che si lascia guardare.

La cantautrice ligure arriva per la prima volta a Eboli e trova un pubblico pronto a rispondere all’incendio con lo stesso calore. Tutto nel live è progettato, calibrato, curato, ma nulla risulta meccanico. Ciò che domina è la vibrazione emotiva che attraversa ogni quadro, come se ogni sogno fosse davvero un frammento di lei. E il Palasele, per una sera, diventa il cratere in cui quel fuoco prende forma.