San Francisco’s nightmare

Qualche settimana fa sul New Yorker, magazine americano di area democrat , è apparso un pezzo a firma di Nathan Heller che, a partire dalla storia di Zach Hickson, racconta il dramma dei senzatetto a San Francisco. Un città dai salari alti, ma dagli affitti ancora più alti.

Ri proponiamo qui una sintesi dell’interessante reportage.

Tre anni fa, a ventisette anni, Zach Hickson arrivò a San Francisco per rimanerci. In quel momento nessuna città d’America era più attraente. “Era un posto dove potevo fare quello che volevo“.

San Francisco fu la sua casa. Cresciuto a Houston in una famiglia militare ha un QI superiore a quello di entrambi i suoi genitori. Era adolescente quando vide “ Into the Wild” e si disse che avrebbe trovato un modo per poter viaggiare, a dispetto della volontà della famiglia.

Lasciò casa a diciotto anni. Visitò tutti i quarantotto stati, accampandosi nei parchi nazionali. Hickson era intraprendente. Guadagnava cercando minerali. D’inverno, per avere un rifugio caldo, faceva lavori manuali. Faceva uso di LSD quando conobbe Elena Aytim. Viaggiarono insieme e Hickson iniziò a chiamarla sua moglie. Passarono all’eroina.

Fu allora che decisero di vivere per un po’ a San Francisco, nota per avere buoni programmi pubblici di disintossicazione. Non riuscivano a trovare un appartamento, ma erano abituati al campeggio e decisero di arrangiarsi. Fu solo dopo essersi stabilizzati che Hickson si rese conto di quel che gli stava accadendo: ora era una delle migliaia di senzatetto che vivevano per le strade.

Un americano ogni cinquecento è un senzatetto. Un fenomeno insidioso. Non ci si casca, ci si scivola attraverso situazioni che sono considerate normali della classe media (cercare un lavoro, essere alla ricerca di un’abitazione senza trovarla). Il confine tra essere senza casa temporaneamente e essere senzatetto è sottile.

Nella Bay Area tra il 2013 e il 2017 le chiamate all’assistenza per le “preoccupazioni per i senzatetto” sono aumentate di quasi l’ottocento per cento. Scambiarsi storie di disagio è diventato uno sport per i residenti che raccontano di feci umane sul marciapiede o tende che bloccano i percorsi dei bambini a scuola.

In verità, la crisi della California non è un estremo. New York City ha un problema peggiore, ospitando il quattordici per cento della popolazione senzatetto di tutti gli Stati Uniti. Il problema in California è semplicemente più evidente. New York City ha letti per quasi tutti i senzatetto. San Francisco ha letti per circa il quaranta per cento.

San Francisco spende in soluzioni per i senzatetto più di quasi ogni altra città degli Stati Uniti: trecentotrenta milioni di dollari all’anno. È sconcertante che così tanti finanziamenti abbiano prodotto così scarsi risultati.

Con la pandemia, la popolazione di senzatetto di San Francisco è considerata un’esca epidemiologica che mette in pericolo la classe media. La necessità di risposte è così diventata disperata. I senzatetto sono il luogo in cui si incontrano gli incubi americani più acuti di questa era e San Francisco è il luogo in cui si rende visibile ciò che è nascosto altrove.

D. è una donna puntigliosa che ha vissuto in rifugi di San Francisco con il figlio per circa dieci mesi. Lavorava come giornalista e viveva a Las Vegas quando il padre di suo figlio ebbe un cancro al colon e morì. Così tornò a San Francisco, dove aveva fatto l’università. Trovare un lavoro fu facile. Ma ha lottato per trovare un appartamento economico.

Oggi a San Francisco le persone che guadagnano meno di ottantaduemila dollari all’anno sono considerate a basso reddito. Il salario minimo della città è di $ 15,59 l’ora, il che significa che una persona che lavora per quaranta ore incasserà $ 32.427,20 all’anno, molto meno dell’affitto medio per una camera da letto. Spesso si sente parlare di aiuti ai senzatetto per trovare lavoro, ma molti senzatetto con cui ho parlato lo avevano.

Dal 1970 il “reddito reale” negli Stati Uniti è stato pressoché stabile. Ma i costi degli acquisti importanti (case, automobili, istruzione) sono aumentati di più dell’inflazione.

A San Francisco, non si fanno grandi guadagni con i salari, ma con le azioni e questa ricchezza fa aumentare i costi dei grandi acquisti. I proprietari di case si rendono conto che possono ottenere denaro per il valore improvvisamente enorme delle loro case. Alcuni proprietari di case rescindono contratti e liberano le case per affittarle o cederle a persone più ricche. I salariati devono cambiare città o scegliere di restare, sentendo aggredite le loro vite un tempo stabili. Per coloro le cui finanze sono precarie, il rischio è peggiore.

Uno studio del 2018 condotto dall’Università del New Hampshire ha scoperto che il numero dei senzatetto è iniziato a salire quando l’affitto medio ha superato il ventidue per cento del reddito medio e sono aumentati quando ha raggiunto il trentadue per cento. A San Francisco, nonostante i suoi alti salari, il rapporto medio tra costo dell’affitto e reddito supera il trentanove per cento.

Un professionista può guadagnare quello che anche un decennio fa sarebbe apparso un salario principesco e avvertire il rischio di instabilità. Tutto ciò è allarmante, perché San Francisco, Seattle, Boston e New York non sono anomalie quando si tratta di tendenze economiche; sono indicatori anticipatori.

Una cosa è avere una buona occupazione“, mi ha detto Jose Ramirez, direttore esecutivo di St. Anthony, “ma se non riesci a svolgere un lavoro che ti fornisca abbastanza stabilità finanziaria per avere la tua casa o mettere cibo a tavola, a che serve“?

Fedeli alle loro speranze, Zach Hickson e sua moglie si sono ripuliti dall’eroina. Hickson è tornato a scuola. Dal 2017, il college della comunità di San Francisco è gratuito e Hickson vi si è iscritto. Hickson e Aytim sono usciti dalla tenda e si sono trasferiti in un “centro di abitazione”, essenzialmente un ricovero potenziato.

I senzatetto a San Francisco sono ciò che è noto come un problema di sistema: causa ed effetto sembrano intrecciati indissolubilmente. Un problema che se non può essere risolto, può essere semplificato, ed è quello che St. Anthony ha provato a fare da qualche anno.

Gli edifici della fondazione, in Golden Gate Avenue, si trovano vicino a Larkin Street Youth Services, per i giovani senzatetto, la De Marillac Academy, una scuola cattolica, la Chiesa di San Bonifacio e una scuola materna chiamata Wu Yee.

Per anni, il mix di traffico pedonale giornaliero era disastroso. Eppure il quartiere è ora incontaminato. Il cambiamento è avvenuto quando tutti accettarono di trattare le persone che dormivano sul marciapiede non come intrusi ma come residenti.

Alle 6 del mattino, le persone in tenda raccolgono i loro averi. I marciapiedi sono ripuliti. Per diverse ore, San Bonifacio apre i suoi banchi ai senzatetto e alle 8 del mattino , quando inizia la scuola, i marciapiedi sono liberi. In “La morte e la vita delle grandi città americane ” (1961), Jane Jacobs descriveva i quartieri di successo come ecosistemi tenuti insieme dalla differenza umana; dipendevano dalla cooperazione tra gli individui, non da ideali estetici o nozioni di uso “corretto”.

La Bay Area potrebbe imparare dal quartiere di St. Anthony in questo senso.

DISCLAIMER:
La fotografia che introduce questo articolo è di proprietà del New Yorker ed è tratta dall’articolo pubblicato dal magazine newyorkese.

The photograph that introduces this article is owned by the New Yorker and is taken from the article published by the magazine.