In Italia il diritto di cittadinanza dipende dal valore di mercato

A partire dal 2018 un emendamento del cosiddetto “decreto Salvini” ha stabilito che per ottenere la cittadinanza italiana è necessario, tra le altre cose, il superamento di un esame di italiano di livello B1. Che cosa significa B1? Secondo il Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (QCER), una sorta di testo sacro dell’apprendimento/insegnamento delle lingue straniere elaborato dal Consiglio d’Europa, il B1 è il livello intermedio di competenza in una lingua straniera, anche detto “livello soglia”, con cui un individuo comincia a destreggiarsi in modo autonomo nei luoghi in cui si parla la lingua, che è il suo obiettivo di studio.

La notizia è che il calciatore uruguaiano Luis Suarez avrebbe raggiunto questo livello in appena 15 giorni. Un risultato assolutamente prodigioso, se consideriamo che, secondo le stime più note, per acquisire questo livello di competenza sono necessarie circa 400 ore di apprendimento. Il suo esame, inoltre, sarebbe durato soltanto 15 minuti. 

Chi, come il sottoscritto, abbia vestito almeno una volta i panni del somministratore di esami validi per la cittadinanza, non può certo ignorare la tensione, lo stress e la preoccupazione che pervadono i candidati negli attimi immediatamente precedenti allo svolgimento delle prove. In gioco, infatti, c’è qualcosa di più importante del risultato di un quiz attitudinale del tipo “quanto sei Acquario da 1 a 10?”. In palio c’è la cittadinanza, spesso attesa da anni, con tutto quello che può apportare. 

L’Università per Stranieri di Perugia è uno degli enti che rilasciano queste certificazioni e il suo esame si chiama CELI. Inutile dire che, se fosse vero quanto riportato il 22 settembre dall’ANSA, il nome dell’esame assumerebbe un nuovo significato. Dall’acronimo di Certificato di conoscenza della lingua italiana, si passerebbe alla seconda persona singolare del presente indicativo del verbo celare. “Celi qualcosa per caso? Ebbene sì, in effetti celo. Anzi, celiamo…”. Esame superato, bacio accademico e Guardia della finanza alle porte. 

In tal senso, il calciatore Luis Suarez sarebbe stato favorito nello svolgimento del suo recente test dallo stesso ateneo perugino. L’ANSA riporta: “La cittadinanza italiana è stata ottenuta con una truffa, è quanto accertato da un’inchiesta della Gdf. Gli argomenti erano stati concordati e i punteggi assegnati prima ancora dello svolgimento della prova”. Congratulazioni.

A causa dell’emergenza Covid, Suarez e gli altri studenti hanno beneficiato di un esame in versione nettamente ridotta rispetto alla normale prova. Al posto delle due ore e mezza canoniche, il centravanti uruguaiano ha infatti sostenuto un esame esclusivamente orale, durato appunto 15 minuti. 

Tutto ciò però non sarebbe stato sufficiente a conferirgli la cittadinanza italiana, utile per un eventuale tesseramento da parte della Juventus tra i calciatori comunitari. Di gran lunga più affidabile sarebbe stata infatti la scelta di una “previa consegna della prova in modo da blindare l’esito favorevole”. Risultato blindato, partita chiusa. E visto che con un bomber di razza come Suarez in aula la vittoria è assicurata, il certificato d’esame era già stato stampato. Tutto pronto per una foto di festeggiamento con la rettrice. 

Ma quale messaggio lancerebbe, allora, l’ateneo a tutte quelle persone che per sostenere questo esame hanno dovuto studiare, approfondire, vivere, ascoltare, parlare, scrivere e leggere l’italiano?

Parafrasando l’adagio sordiano del celeberrimo film di Mario Monicelli, il messaggio sarebbe estremamente semplice: “Mi dispiace, ma lui è lui (o lui è Luis) e voi non siete un cazzo!”. 

È davvero inquietante constatare come la cittadinanza di un paese europeo – uno di quelli che rilasciano il passaporto “giusto” per cittadini di serie a (mai come in questo caso), liberi di muoversi, viaggiare, studiare e lavorare in giro per il mondo senza grosse seccature – possa essere regalata da un’università statale italiana a un calciatore milionario al fine di fargli disputare, probabilmente, qualche stagione nel nostro campionato. Dentro il centravanti e tutti gli altri in panchina ad aspettare. Nella prossima vita pensate a guadagnare di più. Molto di più.

Se tutto ciò dovesse rivelarsi fondato, di fronte a un tale disprezzo dello studio, dell’equità e del valore individuale di una persona e non del suo valore di mercato, non si potrebbe che ripescare un vecchio consiglio di Silvio Berlusconi, da dare necessariamente a chi aspirasse a divenire cittadino italiano, ma anche a chi cittadino lo è già: “Con quel sorriso sposi un milionario!”. Tutto qua