Gli «Anni Luce» con Lola Ponce accendono il Bct
C’è una sottile, struggente poesia nel veder dialogare le monumentali vestigia del Teatro Romano di Benevento con la vivissima leggerezza della cultura pop di fine Novecento. La decima edizione del Festival Benevento Cinema e Televisione non poteva scegliere un incipit più emblematico, di «Anni Luce», il concert-show ideato, scritto e diretto da Antonio Frascadore, mente e timone di una rassegna giunta a un traguardo di matura consapevolezza.
Al centro della trama una ragazza annoiata, lo schermo di un telefono come barriera col mondo, e una telefonata col padre che si trasforma nel desiderio improvviso di decifrare la giovinezza paterna. C’è il rito mancato di un vecchio videoregistratore ostile che non vuole partire, il sonno che sopraggiunge e, infine, il sogno che si spalanca come una porta spazio-temporale. È la VHS impolverata che diventa archetipo della memoria collettiva, il vascello analogico su cui un’intera generazione ha depositato i propri miti. Da Grease a Ghostbusters, passando per le scariche elettriche di Flashdance sino alle derive temporali di Ritorno al Futuro, lo spettacolo naviga a vele spiegate nei mari di un’immaginazione condivisa, dimostrando come i genitori restino i primi, autentici traghettatori di mondi per i propri figli.
E l’anima pulsante di questa macchina del tempo non poteva che essere lei, Lola Ponce. L’artista argentina, ormai stabilmente residente oltreoceano, compie un ritorno in Italia che ha il sapore del ritrovamento e della maturità. La ricordavamo appassionata e magnetica gitana nell’Esmeralda di Riccardo Cocciante per Notre Dame de Paris, o trionfatrice a Sanremo in coppia con Giò Di Tonno; la ritroviamo oggi, dopo le recenti parentesi televisive come coach per Mediaset, padrona assoluta della scena. La sua interpretazione possiede la rara dote della sincerità: una vocalità duttile, innervata di fascino cinematografico, che si sposa perfettamente con l’esigenza di far rivivere la memoria senza cedere alla sterile trappola della pura e semplice replica nostalgica.
Accanto a lei, il palcoscenico vibra grazie a un’architettura scenica e musicale di rara accuratezza. Spicca il talento emergente di Carlotta Pinto, volto già caro al pubblico televisivo per la fortunata serie Mare Fuori, qui capace di declinare la sua presenza in una dimensione tersa e musicale. L’impalcatura sonora, sontuosa e mai ridondante, è sorretta dall’Orchestra Filarmonica di Benevento, magistralmente diretta da Marco Attura. I raffinati arrangiamenti orchestrali curati da Alessandro Verrillo, uniti alla tessitura vocale cesellata da Sandro Macelloni e all’energia dell’ensemble degli Animeniacs Corp, restituiscono alle sigle e alle colonne sonore storiche la dignità di veri e propri classici del nostro tempo. Il tutto è avvolto nel dinamismo coreografico firmato da Mirella Limotta, Salvatore Iavarone e Alessia Russo per l’Asd ‘Solo Danza’ di Venticano, che traduce in corpi e movimento i ritmi incalzanti degli anni Ottanta e Novanta.
Ma il debutto di «Anni Luce», co-produzione siglata Bct e 88Miglia, rappresenta solo l’ouverture di una kermesse che, nei prossimi giorni, si irradierà nel cuore pulsante del centro storico di Benevento. Da piazza Roma a piazza Santa Sofia, l’itinerario del festival promette una full immersion che spazia dal rigore autoriale all’ironia colta. Oggi sarà il turno di Matteo Garrone, con il carico poetico e civile del suo Io Capitano, seguito dalla comicità di Pantani e Basso, e dalle alchimie gastronomiche e ironiche di Barbara Foria, Fabio Esposito e Fabio Balsamo. L’attesa febbrile per i divi del momento, a partire dal magnetismo di Can Yaman (atteso sabato) non è che il sintomo di un festival che ha saputo intercettare il gusto profondo del pubblico, senza mai rinunciare all’eleganza della proposta.

