BCT, dal cinema di Garrone alla comicità di Balsamo, Basso e Pantani

Entra nel vivo la decima edizione del Festival Nazionale del Cinema e della Televisione di Benevento. Superata la serata del Teatro Romano, la kermesse si sposta nel centro storico, in un dialogo tra la profondità del grande cinema d’autore e l’arguzia della commedia colta. È una mappa di geografie interiori, prima ancora che artistiche, quella che si srotola tra piazza Roma, Santa Sofia e piazza Federico Torre. Qui, i protagonisti dello spettacolo italiano non si limitano a celebrare i propri trionfi, ma scelgono di aprire finestre sui dettagli più intimi del proprio percorso, condividendo dubbi, inciampi e prospettive future con un pubblico attento e partecipe.

Matteo Garrone: il cinema come cantiere artigiano

Il regista romano ha incontrato la platea prima della proiezione del suo ultimo capolavoro, “Io Capitano“, pellicola già consacrata dal Leone d’Argento a Venezia. «Il cinema è un mestiere profondamente artigianale», osserva Garrone con la pacatezza di chi conosce la fatica del set. «È un’arte che si impara lavorando sul campo, facendo esperienza diretta del mondo e confrontandosi costantemente con la materia viva della realtà». In un’epoca sedotta dall’avvento dell’intelligenza artificiale, il regista lancia un monito limpido alle nuove generazioni: il successo non abita nell’inseguimento delle mode passeggere, ma nella pazienza di rintracciare una voce personale, riconoscibile e, soprattutto, sincera.

Fabio Balsamo: l’elogio del fallimento felice

Poco distante, in piazza Federico Torre, l’atmosfera cambia registro ma non intensità. Fabio Balsamo, volto tra i più amati del collettivo The Jackal e ormai ospite affezionato del BCT, si presenta in una veste insolita per raccontare il suo debutto letterario con “Non è quello che ci aspettavamo” (Cairo Editore), un cammino a tappe tra successi clamorosi, cadute e rivincite. La scrittura, confessa Balsamo, ha richiesto una disciplina notturna e solitaria durata un anno, costringendolo a un corpo a corpo con lo specchio molto più esigente di quanto non faccia il mestiere della recitazione. Il suo sguardo sulla contemporaneità dello spettacolo è lucido, privo di sconti: «Oggi la notorietà sembra un traguardo facile, alla portata di chiunque, ma questa velocità ha inevitabilmente abbassato il livello medio della proposta artistica. In un ambiente dove tutto si consuma rapidamente e nessuno è davvero indispensabile, lo studio, la preparazione e la formazione rimangono gli unici veri baluardi».

Balsamo evoca i propri esordi, i rifiuti collezionati prima del grande riscatto. «Dietro ogni traguardo visibile esistono molti più rifiuti di quanto il pubblico immagini. Per questo credo che chi sceglie questa professione debba imparare a convivere più con il fallimento che con il successo. Bisogna saper abitare i fallimenti felici».

Pantani e Basso: l’anatomia della comicità

In piazza Santa Sofia, la riflessione sul meccanismo della risata si sdoppia attraverso le esperienze di Ubaldo Pantani e Federico Basso. Pantani, straordinario cesellatore di carattert, svela la genesi dei suoi personaggi, illustrando la duplice via dell’imitazione: l’iperbole che amplifica il reale, come nel caso di Mario Giordano, o la destrutturazione metodica che isola un singolo tic per fondare un tipo umano autonomo, come per Corrado Augias. Da direttore della scuola di recitazione “Tragicomica”, il verdetto per i giovani allievi è netto: «La comicità ha una tragedia intrinseca: deve far ridere subito. Non si può insegnare; si può solo consigliare o dissuadere. La regola d’oro è non scimmiottare gli altri, ma convertire il proprio vissuto in materiale scenico».

Esposito e Foria: l’Italia del gusto e delle emozioni

A completare il mosaico della serata intervengono Barbara Foria e Fabio Esposito, artefici di un viaggio televisivo che esplora le radici dell’Italia attraverso le cucine domestiche. La Foria, mattatrice della serata, rimarca la straordinaria risorsa musicale rappresentata dal dialetto napoletano, confessando, dopo i successi delle sue imitazioni di Serena Bortone e della Chanel di Gomorra, il desiderio segreto di misurarsi un giorno con un ruolo interamente maschile. La forza del loro racconto risiede nell’empatia pulita con la gente comune. Ricordano, con commozione autentica, l’accoglienza ricevuta nei quartieri popolari di Napoli, dove una donna si sciolse in lacrime offrendo loro una semplice, monumentale pasta e fagioli. I due annunciano il progetto di una guida letteraria sulle migliori esperienze gastronomiche raccolte lungo la penisola.