Color Fest: l’elettronica d’avanguardia di Apparat e la matinée di Cosmo accendono Lamezia Terme
C’è una magia che continua a far battere il cuore del Color Fest. Giunto alla sua quattordicesima edizione, il festival riaccende i motori per tre giorni fino al 13 agosto sulla Riviera dei Tramonti a Lamezia Terme.
Nel Golfo di Sant’Eufemia la musica non si limita ad essere ascoltata; si respira, si consuma tra l’ombra della pineta e il respiro salmastro della spiaggia. Quattro palchi accolgono gli spettatori dalla prima luci del mattino fino al buio della notte. Ed è questo l’antidoto perfetto al consumo usa-e-getta della pop music odierna, un’immersione dove il paesaggio calabrese diventa co-protagonista della narrazione della kermesse ideata da Mirko Perri.
A tracciare il filo conduttore di questo viaggio è una doppia direttrice stilistica e concettuale, tra il cantautorato più viscerale e l’elettronica di matrice clubbing. Una rotta ideale sapientemente incarnata da due set che da soli valgono il senso del viaggio: Apparat e Cosmo.
La prima serata trova la sua apoteosi nel ritorno di Apparat. Sascha Ring torna a calcare i palchi a sei anni di distanza dallo storico tour legato a LP5, ed è una scossa. Sul palco i sintetizzatori modulari e le drum machine dialogano alla pari con archi avvolgenti, chitarre elettriche e percussioni acustiche. È un’elettronica da camera, colta e insieme profonda.
Il giorno cambia pelle con la matinée rivoluzionaria firmata Cosmo. Marco Jacopo Bianchi rovescia senza esitazioni le liturgie consolidate dei live serali con un set di ben tre ore interamente pensato per accompagnare la promozione del suo ultimo album, La Fonte. Sotto la luce del mattino, la pineta si trasforma in un dancefloor fluido e liberatorio. Il format proposto da Cosmo parte da atmosfere dilatate, quasi ambientali e contemplative, per poi salire gradualmente di temperatura, pulsazione dopo pulsazione, battito dopo battito, fino a raggiungere la pressione sonora e l’energia primordiale di un club sotterraneo.
È la sintesi perfetta del Color Fest: un dialogo costante tra indie internazionale, sperimentazione e nuova canzone d’autore. Qui, dove il mare incontra la terra, la musica ritrova la sua vocazione più autentica: unire le persone, farle ballare all’alba e ricordarci che la bellezza, quella vera, ha ancora il sapore della polvere e della salsedine.

