Addio a Francesco Guccini: si è spento il maestro di Pàvana

Si è spento questa mattina a Pàvana, nel cuore del suo Appennino tosco-emiliano, Francesco Guccini. Aveva 86 anni. La notizia della sua scomparsa segna l’addio a una delle voci più autentiche, autorevoli e monumentali della cultura e della canzone d’autore italiana. Attorno a lui, fino all’ultimo istante, la moglie Raffaella e la figlia Teresa. Nel rispetto assoluto della riservatezza e della ritrosia che l’hanno sempre contraddistinto rispetto ai clamori dello show-business, le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni in forma strettamente privata. Per tutti coloro che lo hanno amato e che sono cresciuti con le sue parole, la famiglia organizzerà una cerimonia commemorativa nel mese di settembre.

Nato a Modena il 14 giugno 1940, in coincidenza con i primi giorni dell’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale, Guccini fu portato dalla madre tra i monti di Pàvana dai nonni paterni, mentre il padre Ferruccio veniva chiamato alle armi. Quel borgo montano avrebbe inciso indelebilmente la sua geografia dell’anima e la sua poetica.

Tornato a Modena nell’immediato dopoguerra, frequenta l’istituto magistrale Carlo Sigonio prima di affacciarsi al giornalismo e all’università, scegliendo infine la chitarra e la parola come strumenti d’elezione. Nel 2002 gli fu conferita la laurea honoris causa in Scienze della Formazione dagli atenei di Bologna e Modena e Reggio Emilia.

Il debutto discografico del 1967 con Folk beat n. 1 diede il via a una stagione straordinaria. Capolavori come Radici, Via Paolo Fabbri 43 e Amerigo non sono stati soltanto album, ma veri e propri spaccati di storia, memoria e letteratura popolare. Brani consegnati alla storia della cultura italiana come Dio è morto – nato sulle influenze della Beat Generation di Allen Ginsberg e capace di denunciare le false certezze per invocare una rinascita spirituale e civile-, l’epica popolare de La locomotiva, la nostalgia di Eskimo, il dolore limpido di Canzone per un’amica, il dipinto metropolitano di Autogrill, l’inno d’orgoglio di Cyrano e la sferzata de L’avvelenata ne hanno fatto l’emblema di intere generazioni. Fino alle vette intime di Vorrei, dedicata alla compagna Raffaella Zuccari, poi sposata nel 2011.